Ritratti di Resistenza

“25 Aprile. Una data che è parte della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita” 

(Enzo Biagi)

In questo momento difficile e triste per il nostro Paese vogliamo ricordare tutti coloro che hanno lottato e perso la vita per valori come la fratellanza, l’uguaglianza, la pace, la solidarietà e soprattutto per la nostra libertà.

Oggi più che mai questi stessi valori devono assumere per noi una più alta importanza per tutti coloro che in questo momento lottano e combattono quotidianamente per la nostra salute.

Vogliamo, nonostante le restrizioni, commemorare il 75° Anniversario della Liberazione. Non ci è permesso, vista l’emergenza sanitaria, manifestare, cantare e condividere le stesse bandiere, ma vogliamo restare uniti nel giorno del ricordo attraverso video, letture, poesie e canzoni in una sorta di manifestazione virtuale che ci accompagni per tutta la settimana a dar voce a chi ha sperato in un’Italia libera dalla dittatura nazifascista.

 

Edera

Fenoglio

Giovanni Pesce

Nancy Wake

Virginia Tonelli

Elsa Oliva

George Francis Wilmot

Marighetto

Rosellina

Zabinski

 

7° Giorno

COLOMBE E SPIGHE
SONO CADUTI  PER LA LIBERTÀ’
“ITALIA!” SULLE LABBRA E “ BANDITO”
SUL CARTELLO AL COLLO DELL’IMPICCATO.
I SOPRAVVISSUTI INVECCHIANO
MA LORO HANNO SEMPRE VENT’ANNI
PERCHÉ’ QUEL GIORNO IL TEMPO SI E’ FERMATO
NELL’ALBA LIVIDA NEL PAESE GELIDO
NELLE FIGURE DELLE MADRI
IMPIETRITE SUL VIALE DAVANTI AI FIGLI.
NON CRESCANO SULLE LORO OSSA
I ROVI DELLA DIMENTICANZA
COME I RAGAZZI IN JEANS VOLEVANO SOLTANTO
UNA SOCIETÀ’ NUOVA DI COLOMBE E SPIGHE
NON CASE FATISCENTI PANE AMARO
GIOVANI STAMPATI SU PORTE SBARRATE
VECCHI SPAZZATI VIA COME FOGLIE SECCHE.
INDIFFERENZA E CORRUZIONE SFRENATA
RICCHI E POVERI DUE MONDI IN UNA CITTÀ’
SOPRA LE FABBRICHE LE STELLE SONO NERE
LA MONTAGNA SI SPOPOLA SI SBRICIOLA
IL MARE RESTITUISCE RETI STRACCIATE
PESCI PETROLIO URANIO.
SI INNALZA LA CUPOLA DI SAN PIETRO
SOPRA VIA VENETO E IRTE SI DISEGNANO
LE GUGLIE DEL DUOMO SOPRA VIA BAGUTTA
CIBI VINI PROFUMI DIAMANTI PELLICCE
MENTRE IN PIAZZA SAN MARCO
PILCINELLA INTRECCIA DANZE EFFIMERE
SOTTO L’OCCHIO GELIDO DELLA LUNA.
NON ERA QUESTO IL SOGNO DEI GIOVANI
CADUTI PER LE COLOMBE  E LE SPIGHE
NE CRESCANO ALTRI ANCORA A MIGLIAIA
PER REALIZZARE QUEL SOGNO.
BRUNA SIBILLA-SIZIA

Roma, 24 marzo 1944

Carissimi,
spero abbiate ricevuto la visita dell'avvocato al quale però non ho ancora parlato. Voi di me non sapete nulla! Con nessuno.
 Cercate il modo e la maniera di farmi avere notizie vostre specificate uno per uno, la mancanza di queste mi tiene molto nervoso e agitato. Io di me cosa dirvi? Avrei molto ma è meglio per ora me ne astenga; comunque sappiate che sono stato e sono forte. 
La lunga permanenza in via Tasso è stata assai dolorosa ma per fortuna è passata ed ora qui si respira meglio. Sono nella cella 328, in buona e coraggiosa compagnia. Se non fosse la privazione di notizie potrei dire di stare quasi bene. Sono molto dimagrito, ma ciò non è un male, ora piano piano mi rimetterò. Cercate il modo di ritirare la biancheria sporca e gli oggetti che mi mandate: ciò si può fare attendendo alla porta dopo aver riempito un modulo, come altra volta avete fatto. Forse quest'ultima maniera è più sbrigativa e pratica. Mi occorre dentifricio, spazzolino, un pettine, un cucchiaio e forchetta (una di metallo). Mi occorre pure avere soldi per ogni eventualità (previsto anche un possibile spostamento) 3 o 4 mila lire, se non le avete mandate a mezzo avvocato, cercate di farmele avere. 
Quando mandate i pacchi metteteci un termos o mascherate in altro modo un po' di vino e di cognac. So di essere esigente, ma perdonate e comprendete. Spero che il conto in banca l'abbiate regolato, anche di ciò fatemi sapere qualche cosa. Da un libretto si può ritirare £. 5000 mensili e così delle altre 4200 se avete messo il libretto.
 Ditemi di voi e tanto e tutto. I miei vecchi cosa fanno? E le sorelle? E tu Lillj mia e i miei piccoli siete in cima ai miei pensieri. Cosa dovete aver sofferto. Quanta poca tranquillità. Ma di fronte al dovere e alla Patria si deve saper rinunziare a queste cose. E tu Lillj mia questo lo hai appreso e compreso.
 Se la Provvidenza vorrà torneremo sereni, in caso contrario i miei piccoli sappiano quanto li ho amati, e siano educati alla coscienza del dovere e all'amore della Patria…

Livia adorata,
supremo mio bene, non ho né spazio né tempo per darti mie notizie. Siamo all’oscuro. 
Ti prego mandarmi una maglia con una macchia d’inchiostro sul davanti se le notizie sono positivamente buone - con una macchia sul dorso se cattive - con una macchia sul braccio se così così.
 Mandami delle fialette di pantopion e di M. che userei solo... - Si può cadere vittima delle chiacchiere pur non avendo commesso nulla. 
Se ciò si dovesse verificare ti raccomando di fare ricerche del mio corpo e di comporlo vicino al tuo.
 Raccomanda a (Mi)chelino, che ho voluto bene come un figlio, questo mio supremo desiderio. Tieni il collegamento con la Signora Martelli. Tutte le volte che portano qualche cosa a lui mandami anche tu - così non mi sentirò abbandonato. 
Attendo con ansia notizie. Sui pacchi anche il solo nome scrivilo tu. Il conte Graziani Stacchini si raccomanda. 
Con Betto e Michelino vi abbraccio e vi benedico. 


Tuo Roberto

LE DONNE DELLA RESISTENZA
MEI CARI AMICI, AVETE FATTO ATTENZIONE
COME NELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE SI PARLA SEMPRE E SOLO DI LIBERTÀ’, DI EROI, DI PARTIGIANI E DI INTERNATI?
IO, CHE MI RITENGO UNA PERSONA FATTA IN UN MODO POCO STRANO, CAMBIO ATTEGGIAMENTO E VOGLIO FERMARE IL RICORDO SU QUELLA GENTE CHE, CON MODESTIA, HA FATTO VERAMENTE TANTO PER NOI QUANDO ERAVAMO PARTIGIANI IN QUEL TEMPO CHE SEMBRA GIÀ’ TANTO LONTANO,
MA CHE È’ ANCORA VIVO NELLA MEMORIA,
UNA PAGINA GLORIOSA DELLA NOSTRA STORIA.
SONO LE DONNE DI QUELLE EPOCHE LONTANE, SONO LORO LE NOSTRE STAFFETTE PARTIGIANE!
DOMENICA, ADRIANA, MICHI, ELDINA, CECILIA, LIDIA, ERMES E NORINA
E TANTE ALTRE ANCORA.
A TUTTE LORO VA LA RICONOSCENZA E IL NOSTRO AMORE PER AVER CON PASSIONE PARTECIPATO ALLA CONQUISTA DELLA NOSTRA LIBERTÀ.
MA, SE PERMETTERE, VOGLIO PARLARVI ANCORA DI
ALTRE DONNE CHE, IN QUEI MOMENTI, HANNO FATTO TANTO PER TUTTI NOI.
SONO LORO, SONO LE NOSTRE MADRI, DELLE DONNE ECCEZIONALI, DELLE PERLE RARE!
SONO LORO CHE HANNO LASCIATO PARTIRE I LORO FIGLI PER LA MONTAGNA ANCHE SE CON GLI OCCHI
E CON IL CUORE AVREBBERO DESIDERATO
CHE I LORO FIGLI RESTASSERO SEMPRE A CASA,
MA LI HANNO LASCIATI ANDARE E DENTRO DI LORO
HANNO PREGATO IN SILENZIO IL BUON SIGNORE
PERCHÉ NON LI ABBANDONASSE MAI;
MENTRE LORO VIVEVANO CON LA PENA PER I LORO BAMBINI.
ADESSO LE NOSTRE MAMME CI HANNO LASCIATI ORMAI QUASI TUTTE E QUELLE CHE SONO ANDATE IN PARADISO CI PROTEGGONO SEMPRE E CON UN GRAN SORRISO CI RACCOMANDANO ANCORA:
“CARI BAMBINI, CUSTODITE SEMPRE LA VOSTRA LIBERTÀ!”
E NOI ALLE NOSTRE MAMME PROMETTIAMO
CHE A TUTTI I COSTI NOI CUSTODIREMO
QUESTA RICCHEZZA, ANCHE CON I DENTI, COME GIÀ ALORA CONTRO I PREPOTENTI SIA NERI, SIA ROSSI, SIA VERDI: NON PERMETTEREMO CHE QUALCUNO CI TOLGA LA NOSTRA LIBERTÀ!

 

6° Giorno

 

5° Giorno

IL PRIMO SIGNIFICATO DI  LIBERTÀ CHE ASSUME LA SCELTA RESISTENZIALE E’ IMPLICITO NEL SUO ESSERE UN ATTO DI DISOBBEDIENZA.. PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELL’ITALIA UNITA GLI ITALIANO VISSERO IN FORME VARIE UN’ESPERIENZA DI DISOBBEDIENZA DI MASSA
CLAUDIO PAVONE

Irma Marchiani (Anty)


Anni 33 - casalinga - nata a Firenze il 6 febbraio 1911 -. Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull'Appennino modenese - nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Battaglione " Matteotti ", Brigata " Roveda ", Divisione "Modena" - partecipa ai combattimenti di Montefiorino - catturata mentre tenta di far ricoverare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), condannata a morte, poi alla deportazione in Germania - riesce a fuggire - rientra nella sua formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante - infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello -. L'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è catturata, con la staffetta "Balilla", da pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 novembre 1944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fucilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pressi delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri "Balilla") -. Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944

Carissimo Piero, 
mio adorato fratello, 
la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. 
Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero? Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?" t vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo.
Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure mi aveva veduto solo due volte. Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me. Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto. 
Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte.
 

Tua sorella Paggetto 
Ringrazia e saluta Gina.

Edmondo Fondi


Carissimo fratello,
 come avrai appreso sono 15 giorni che la polizia Repubblicana di via Genova venne arrestarmi a casa di mio cognato mentre mi preparavo a partire per Velletri alla ricerca dei nostri famigliari rimasti colpiti dal bombardamento aereo del 22 febbraio.
Avete saputo qualche cosa di loro? e di Adele e Wanda? Non avendole potuto portare nessun soccorso a non aver loro notizia mi sento di stringere l’anima! Ho scritto tre lettere a mia moglie da quando sono qui dentro ma non so nulla di lei, chi sa come vive dopo il nostro arresto.
 E’ inutile che ti trascrivo come si vive male qui dentro, la fame è tanta da fare spavento, si dorme su un lurido pagliariccio per terra, fra pulce, pitocchi e cimice che sono le più schifose e tormentose, si è completamente allo scuro, senza asciugamano, senza lenzuoli, dal giorno che mi hanno arrestato che dormo vestito.
 Come già ho scritto a mia moglie e al Direttore della Società che provvedessero a farmi avere il pranzo abbondante tutti i giorni e la biancheria spesso. Per il pranzo potete ordinarlo alla trattoria Fiorelli che è in via Veneto, il Direttore Porri può pensare lui a parlare con il sig. Fiorelli e mandare il pranzo per il ragazzo dell’Ufficio, per ciò che spendete vi rimborserò io quando uscirò, oppure fatevi rimborsare da mia moglie. Quello che ti raccomando di volerti interessare presto a mandarmi da mangiare, altrimenti faccio la fine del Conte Ugolino. 
Non dimenticare di mandarmi anche le sigarette o il tabacco per farle con le cartine e uno spazzolino per i denti. State tutti tranquilli, non state in pensiero per me, fate animo a mia moglie, con la speranza di riabbracciarvi presto a tutti vi bacio con grande affetto

 

tuo aff.mo fratello Edmondo 
Scrivetemi dandomi notizie dei nostri famigliari di Velletri
 

IL SOLE NON NASCE PER UNA PERSONA SOLA
IL SOLE NON NASCE PER UNA PERSONA SOLA.
LA NOTTE NON VIENE PER UNO SOLO.
QUESTA E’ LA LEGGE E CHI LA CAPISCE SI TOGLIE
LA FATICA DI PENSARE ALLA SUA PERSONA.
PERCHÉ ANCHE LUI NON E’ NATO PER UNA PERSONA SOLA.
I MIEI FIGLI HANNO SEMPRE SAPUTI CHE C’ERA
DA MORIRE PER QUELLO CHE FACEVANO
E L’HANNO CONTINUATO A FARE COSÌ’
COME ANCHE IL SOLE FA L’ARCO SUO
E NON SI FERMA DAVANTI ALLA NOTTE.
COSÌ LO SAPEVANO ANCHE I MANFREDI,
I MISELLI, I TANTI PARTIGIANI MORTI
E NON SI SONO FERMATI DAVANTI ALLA MORTE
ALCIDE CERVI

 

4° Giorno

LAPIDE AD IGNOMINIA
LO AVRAI
CAMERATA KESSERLING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI.
NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI E STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ 
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDERO FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÙ DURO DI OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITÀ’ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
PIERO CALAMANDREI

Rino Mandoli (Sergio Boero)


Di anni 31 - meccanico alla SIAC - nato a Genova il 13 dicembre 1912 -. Dal 1935 membro del Partito Comunista Italiano e diffusore di stampa clandestina - il 25 aprile 1939 arrestato una prima volta - tradotto alle carceri Marassi di Genova, poi a Regina Coeli di Roma - condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato a otto anni di reclusione - deferito al penitenziario di Castelfranco Emilia (Modena) -. Rilasciato dopo il 25 luglio 1943 - dopo l'8 settembre 1943 torna all'attività clandestina - è commissario politico operante nei dintorni di Genoso di una azione di pattuglia nei pressi dei Laghi di Lavagnino, è catturato da reparto fascista -. Tradotto nelle carceri di Alessandria, nei ripetuti interrogatori mantiene il falso nome di Sergio Boero- trasferito alla Questura di Genova, dove è identificato, e quindi alla 4° Sezione delle carceri Marassi-. Fucilato in seguito all'attentato al Cinema Odeon di Genova, il 19 maggio 1944, nei pressi del Colle del Turchino, con Valerio Bavassano, altri quindici partigiani e quarantadue prigionieri politici-. Medaglia d'Argento al Valor Militare. 

Ai miei cari famigliari e agli amici e compagni tutti,
vada in questa triste ora il mio piú caro saluto e l'augurio migliore per l'agognato "avvenire".
Non piangete e ricordatemi. Questo è il solo premio a cui ambisco.
Ricordate che l'Italia sarà tanto più grande quanto più sangue il suo popolo verserà serenamente. 

 

Mandoli Rino

Mario Bettinzoli (Adriano Grossi)


Di anni 22 - perito industriale - nato a Brescia il 21 novembre 1921 - sottotenente di complemento di Artiglieria - catturato una prima volta nel settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte, evade dalla cella ove è stato rinchiuso - rientra a Brescia - si unisce a Giacomo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia - ne diventa il vice-comandante ed è comandante della 3' Compagnia preposta alla organizzazione dei campi di lancio -. Arrestato una seconda volta il 18 gennaio 1944 ad opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il comandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla situazione della zona -. Processato il 14 febbraio 1944 dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale organizzatore di bande armate -. Fucilato il 24 febbraio 1944, presso la Caserma del 30° Reggimento Artiglieria di Brescia, con Giacomo Perlasca. Ore 21 del 23.2-1944

 

Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini,
 il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.. Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi affinché possiate sopportare il distacco. Tutta la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà l'esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio cristianamente e questo deve essere per voi un grande conforto. Vi chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche minuto fa per mezzo del suo Ministro. Domattina prima dell'esecuzione della condanna farò la Santa Comunione e poi. Ricordatemi ai Rev.Salesiani e ai giovani di A.C. affinché preghino per me. Ancora vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pensiero della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di conforto per sempre. Immagino già le lagrime di tutti quanti quando leggerete questa mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall'alto pregherà per voi. 
Ora, carissimi, vi saluto per l'ultima volta tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore.
Pregate!
Vostro per sempre

Mario
 

FURONO ANNI IN CUI MOLTI DIVENTARONO
DIVERSI DA CIÒ’ CHE ERANO STATI PRIMA…
DIVERSI E MIGLIORI, OGNUNO SENTIVA DI DOVER DARE IL MEGLIO DI SE’.
QUESTO SPANDEVA INTORNO UNO STRAORDINARIO BENESSERE,
E QUANDO RICORDIAMO QUEGLI ANNI,
RICORDIAMO IL BENESSERE INSIEME AI DISAGI,
AL FREDDO, ALLA FAME E ALLA PAURA, CHE IN QUELLE GIORNATE NON CI LASCIAVANO MAI.
NATALIA GINZBURG

 

3° Giorno

25 APRILE
L’IMPORTANTE E’ NON ROMPERE LO STELO
DELLA GINESTRA CHE PROTENDE
OLTRE LA SIEPE DEI GIORNI IL SUO FIORE.
C'È’ UN FREMITO ANTICO IN NOI
CHE CREDEMMO NELLA VOCE DEL CUORE
PIANTANDO ALBERI DELLA LIBERTÀ’
SULLE PIETRE ARSE E SULLE CROCI.
OGGI NON OSIAMO ALZARE BANDIERE
ALZIAMO SOLO STINTI MEDAGLIERI
RICAMATI DI TIMIDE STELLE DORATE
COME IL PUDORE DELLE PRIMULE:
NOI CHE VIVIAMO ANCORA DI LEGGENDE
INCISE SULLA PELLE UMILIATA
DALLA VIGLIACCHERIA DEGLI IMMEMORI.
QUANDO FUMMO NEL SOLE
E LA GIOVINEZZA FIORIVA
COME IL SEME NELLA ZOLLA
SFIDAMMO CANTANDO L’INFINITO
CON UN SENSO DELL’ETERNO
E CON MANI COLME DI STORIA
CONSAPEVOLI DEL PREZZO PAGATO.
SENTIVAMO IL DOMANI SULLE FERITE
E UN SOGNO IMPALPABILE DI PACE
IMMENSO COME IL PROFUMO DEL PANE.
E SUI MONTI CHE VIDERO IL NOSTRO PASSO
COLMO DI LACRIME E FATICA
NON RESTI DISSECATO
QUEL FIORE CHE SI NUTRI’ DI SANGUE
E DI RUGIADA IN UN APRILE STUPENDO
QUANDO IL MONDO TRATTENNE IL RESPIRO
DAVANTI AL VENTO DELLA LIBERTA’
PORTATO DAI FIGLI DELLA RESISTENZA.
GIUSEPPE BARTOL
 

Achille Barilatti (Gilberto della Valle) 

Di anni 22 - studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8 settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane - dal Gruppo " Patrioti Nicolò " è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Catturato all'alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto - mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo 1944, contro la cinta del cimitero di Muccía Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Mamma adorata,

quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore.

Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. 

Viva l'Italia libera! 

Achille

BRUNO FRITTAION (ATTILIO)


Di anni 19- studente- nato a San Daniele del Friuli (Udine) il 13 ottobre 1925- Sino dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comuniste nella zona di San Daniele- Studente del III corso di avviamento professionale, dopo l’8 settembre 1943 abbandona la scuola unendosi alle formazioni partigiani operanti nella zona prende parte a tutte le azioni del Battaglione “Silvio Pellico”- Catturato il 15 dicembre 1944 da elementi delle SS italiane, in seguito a delazione, mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno zio a predisporre i mezzi per una imminente azione- tradotto nelle carceri di Udine- più volte torturato-. Processato il 22 Gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine – Fucilato il 1 febbraio 1945 nei pressi del cimitero di Tarcento (Udine), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi, Cesare Longo,Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e Pietro Zanier.

 

Miei cari nelle mie ultime ore è più vivo che mai il mio affetto per voi e voglio dedicarvi queste ultime righe. Il nostro comune nemico vuol fare di me solo un triste ricordo per voi, per tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene. Mi hanno condannato a morte, mi vogliono uccidere. Anche nelle mie ultime ore non sono venuto a meno nella mia idea, anzi è più forte e voglio che anche voi siate forti nella sventura che il destino ci ha riservato. Datevi coraggio, sopportate con serenità tutto ciò sperando che un giorno vi siano ricompensate le vostre sofferenze. Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento. Termino per sempre salutandovi e chiedendovi perdono di tutto ciò che ha potuto rattristarvi. Addio papà, mamma, Ines, Anita, salutatemi Elio il giorno che lui potrà ritornare. Addio per sempre.

 
Bruno 

COMPAGNI FRATELLI CERVI

SETTE FRATELLI COME SETTE OLMI,

ALTI ROBUSTI COME UNA PIANTATA.

I POETI NON SANNO I LORO NOMI,

SI SONO CHIUSI A DOPPIA MANDATA:

SUL LORO CUORE SI AMMUCCHIA LA POLVERE

E CI VANNO I PULCINI A RAZZOLARE.

I LIBRI DI SCUOLA SI TAPPANO LE ORECCHIE.

QUEI SETTE NOMI SCRITTI CON IL FUOCO

BRUCEREBBERO LE PAGINETTE

DOVE DORMONO IMBALSAMATE

LE VECCHIE FAVOLETTE

APPROVATE DAL MINISTERO.

MA TU MIO POPOLO, TU CHE LA POLVERE

TI SCUOTI DI DOSSO

PER CAMMINARE LEGGERO,

TU CHE NEL CUORE LASCI ENTRARE IL VENTO

E NON TEMI CHE SBATTANO LE IMPOSTE,

PIANTALI NEL TUO CUORE

I LORO NOMI COME SETTE OLMI:

GELINDO,

ANTENORE,

ALDO,

OVIDIO,

FERDINANDO,

AGOSTINO,

ETTORE?

NESSUNO AVRÀ UN PIÙ BEL LIBRO DI STORIA,

IL TUO SANGUE SARA’ IL LORO POETA

DALLE VIVE PAROLE,

CON TE CRESCERÀ

LA LORO LEGGENDA

COME CRESCE UNA VIGNA D’EMILIA

AGGRAPPATA AI SUOI OLMI

CON I GRAPPOLI COLMI

DI SOLE

GIANNI RODARI

 

2° Giorno

PER UN PARTIGIANO CADUTO

Era nel buio l’ombra
a darti un volto,
o indistinta paura del domani?
Ma all'alba si partì,
cuore d’acciaio e muscoli di bronzo
sui campi seminati incontro a loro.
Battito breve di un’ala sul fossato:
una canzone ricoprì lo strappo
della tua carne, o mio fratello,
un canto lungo come il tuo cammino
per i sentieri chiari del futuro.
A darci luce il tuo sorriso valse,
quando la fronte sollevasti al sole,
per dirgli la tua pena e il tuo tormento.
Poi ricadesti: i fiori
sugli esili gambi pensierosi
bastarono a donarti una corona.
Giovanni Capuzzo

Costantino Ebat

Roma, lì 11 Maggio 1944

Mia adorata e tanto buona,

nella grande disgrazia che ci ha scolpito tanto il nostro affetto già profondo si è ancora più saldato e mi sei apparsa come la mia seconda mamma, premurosa, tenera, sublime e cara come la prima, e come un figlio ti benedico e imploro il Signore affinché ti dia la ricompensa che ti meriti, cioè pace e serenità nella vita.

Ricordo quanto hai fatto per me in questi sette mesi, quanti sacrifici e quante pene! Te ne chiedo scusa umilmente. Non devi piangere per me: io sono lieto e felice del mio destino e ad esso sorrido senza batter ciglio. Non ho mai avuto paura della morte come non ho mai avuto paura della vita. Basta che non piangete voi, Mamme adorate: io non mi staccherò mai da Voi, e non vi abbandonerò mai più, credetelo.

Ti abbraccio mia cara e buona Maria, forte forte unita ai tuoi cari che sono i miei cari, e ti chiedo perdono davanti a Dio del dolore che ti ho arrecato.

Ti vuole tanto bene il tuo

Costanzo

Giancarlo Puecher Passavalli

Di anni 20 - dottore in legge - nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l'8 settembre 1943 diventa l'organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) - svolge numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi -. Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere - tradotto nelle carceri San Donnino in Como - più volte torturato -. Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d'Oro al Valor Militare -. E' figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto.

 

Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto... Accetto con rassegnazione il suo volere. 

Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l'Italia.  Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent'anni della mia vita.

L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.  Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.

A te Papà l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.

Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti.

Giancarlo

PER I MORTI DELLA RESISTENZA

QUI VIVONO PER SEMPRE

GLI OCCHI CHE FURONO CHIUSI ALLA LUCE

PERCHÉ’ TUTTI LI AVESSERO APERTI

PER SEMPRE ALLA LUCE.

Giuseppe Ungaretti

 

1° Giorno

  FESTA D’APRILE

I FASCISTI HAN CAPITO,

SE NON SON PROPRIO TONTI,

CHE SIAMO ARRIVATI ALLA RESA DEI CONTI!

SCENDIAMO GIÙ DAI MONTI

A COLPI DI FUCILE!

EVVIVA I PARTIGIANI!

EVVIVA LA FESTA D’APRILE!

(canto partigiano, inizi aprile 1945)

Paolo Braccini (Verdi)

 

Di anni 36 - docente universitario - nato a Canepina (Viterbo) il 16 maggio 1907 -- Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale all'università di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale degli animali presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Liguria - nel 1931 allontanato dal corso allievi ufficiali per professione di idee antifasciste - all'indomani dell'8 settembre 1943 abbandona ogni attività privata ed entra nel movimento clandestino di Torino - è designato a far parte del I° Comitato Militare Regionale Piemontese quale rappresentante dei Partito d'Azione - pur essendo braccato dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l'organizzazione delle formazioni GL -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, Con Franco Baibís ed altri sei membri del cmrp. - Medaglia d'Oro al Valor Militare.

3 aprile 1944

Gianna, figlia mia adorata,      

è la prima e ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in  queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.                   

Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.   

Non piangere mai per mia mancanza, come non ho mai pianto io: il  tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto di da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.

Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore.

Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.                                    

Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.

Lorenzo Viale

Di anni 27 - ingegnere alla FIAT di Torino - nato a Torino il 25 dicembre 1917 -. Addetto militare della squadra "Diavolo Rosso", poi ufficiale di collegamento dell'organizzazione "Giovane Piemonte" - costretto a lasciare Torino, si unisce alle formazioni operanti nel Canavesano -. Catturato l'8 dicembre 1944 a Torino, nella propria abitazione, in seguito a delazione, per opera di elementi delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel tentativo di salvare alcuni suoi compagni -. Processato l'8 febbraio 1945, dal Tribunale Co:Gu: (Contro Guerriglia) di Torino, perché ritenuto responsabile dell'uccisione del prefetto fascista Manganiello -. Fucilato l'11 febbraio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, con Alfonso Gindro ed altri tre partigiani.

 

Torino, 9 febbraio 1945

Carissimi,

una sorte dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi per sempre. Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per me, li vedete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio! Non potrò più essere il bastone dei vostri ultimi anni ma dal cielo pregherò perché Iddio vi protegga e vi sorregga nel rimanente cammino terreno. La speranza che ci potremo trovare in una vita migliore mi aiuta a sopportare con calma questi attimi terribili. Bisogna avere pazienza, la giustizia degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così. Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino, che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d'Italia, la mia Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno: che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdonate se ho anteposto la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio e con fierezza questo colpo assai duro.

Dunque, non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ricordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene.

Un caro bacio ed abbraccio

Renzo

DOVE VAI, RASENTANDO I MURI DELLA CITTÀ

SEMBRI ASSORTO IN PENSIERI LONTANI,

FORSE STAI RICORDANDO LA TUA GIOVENTÙ,

I TUOI VENT'ANNI,

ANCHE ALLORA RASENTAVI I MURI IMBRACCIANDO UN FUCILE,

QUALCUNO VESTITO DI NERO VOLEVA IMPEDIRTI DI REALIZZARE I TUOI SOGNI.

QUALCUNO VOLEVA IMPEDIRTI CHE ALTRI UOMINI,

ALTRE DONNE, ALTRI BAMBINI VIVESSERO IN UN MODO DIVERSO FATTO DI LAVORO, DI BENESSERE, DI FELICITÀ’

NON SO SE OGGI SI POSSA DIRE CHE TUTTO SI SIA REALIZZATO..

MA I SOGNI RESTANO

E QUELLI NESSUNO POTRÀ’ TOGLIERTELI

VECCHIO PARTIGIANO

Pietro Tajetti “Mario”

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